Affetti

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Ci sono affetti che si vorrebbero  agganciare alla profondità del lago…

lo sento dalle increspature della voce diventata inchiostro nero su lenzuoli candidi,

come la brezza solleva la superficie dell’acqua tagliata in 2 dalla prua della nave…

allontaneresti la riva come una proiezione ortogonale del tuo disegno bambino…

C’è un piano divino, quello che vorresti intravedere,

la grandiosa geometria delle montagne assapora questo tuo indagare.

In questa fuga prospettica, trascinato dall’onda di un destino antico

ci si ritrova al centro dell’agorafobia di uno spazio vuoto di senso,

imbavaglio il cuore nel  verbo d’acqua  che allaga  silenzi

mentre i pensieri come venti,

allontanano vele squassate dalla furia

che scivola via, sopra la mia carne.

Il viaggio estremo  è …  dove chiamano Terra,

la nuda pelle…          

Affettiultima modifica: 2008-09-24T20:38:57+02:00da darumafly
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24 pensieri su “Affetti

  1. Splendida, assolutamente splendida descrizione d’emozioni che si leggono “dalle increspature della voce”…è proprio così e l’emozione si trasmette e che concludi con un’altrettanto stupenda immagine la nudità della pelle come innocenza estrema.

    Il mio cercar il bello in ogni circostanza è ormai un’attitudine che mi permette di trovare effettivamente il bello mentre prima non riuscivo neanche a verderlo quando pure era evidente sciupando l’armonia dell’attimo.

    Ti abbraccio.
    Paola

  2. chissà perchè usiamo la parola affetto?
    non ricordo il magico mondo del ventre materno
    eppure sono stato un feto
    nutrito senza neppure chiederlo
    avvolto in un caldo lago
    la fusione è il nostro punto di partenza
    e di arrivo
    in mezzo c’è questa vita, questa terra
    che ci fa crescere e maturare
    come un frutto pronto per essere cibo
    cibo…..
    ne abbiamo bisogno
    se è troppo poco, non stiamo in piedi
    se è troppo, diventiamo stupidi
    dosando la giusta quantità
    lo zucchino si può affettare
    e mescolare ad altri ingredienti
    per scivolare gentilmente sul nostro palato
    intanto l’amante bambino
    cerca cibo su quel seno
    perchè è ancora a metà strada
    non è maturo
    eppure sa che affetto è nutrimento
    come fette di carote
    siamo anche cibo

  3. XNomind,
    mi ha colpito come non mai il tuo commento, hai dato una interpretazione della mia poesia, molto vicina al mio sentire, anche se pure a me sconosciuta. Spesso scrivo le mie sensazioni e solo dopo leggendo e rileggendo e anche col vostro aiuto riesco a leggermi dentro…
    Infatti è molto vivo in me l’immagine della nascita e della vita fetale e l’immagine dell’affetto da legare in fondo al lago… deriva dalla sensazione di cordone ombelicale… ed il viaggio estremo dove chiamano Terra, in realtà è una nascita… ed anche una morte… come la fusione del punto di partenza col punto di arrivo… dove la prua di una nave fa spartiacque da prima a dopo… cercando per un istante di dividere le acque… in questa fuga prospettica, nel tentativo di capirne il perchè
    E ci si ritrova in questo universo ad indagarne la geometria, come scienziati pazzi, tutti un po’ malati agorafobia… ed impossibilitati a coglierne il senso ultimo..
    Ed in tutto gesto siamo squassati dai nostri stessi pensieri che passano sopra o attraversano la carne… di cui siamo prigionieri…
    E spesso imbavagliamo il cuore… nel verbo d’acqua… come ignari feti.. immersi nell’amore senza esserne consapevoli…

    E’ rimasta 4 o 5 giorni da che l’ho scritta senza titolo… e credo che dopo la tua interpretazione non esista titolo migliore…
    Ero incerta se intitolarla distacco… il primo taglio di “affetti…” del cordone ombelicale…
    Ma il fatto strano che questo significato era dentro di me e nelle parole, ma ancora non lo vedevo… e comunque… non è la sola interpretazione…
    Fly

  4. Eh… chi lo sa?? :)))) L’interpretazione che buona parte della nostra solitudine sia da legare al distacco da quel lago caldo, rassicurante e placido, e’ quella piu’ comune. A volte soffriamo di un “malessere nostalgico” del quale non capiamo le cause e, tipicamente, le attribuiamo al desiderio di riunirci con il “tutto” (Dio, l’universo… fai te :)) dal quale ci siamo staccati al momento della nascita oppure alla perdita di quel lago nel quale eravamo immersi prima di nascere e nel quale supponiamo stessimo bene (… sara’ vero? Chi puo’ dirlo?).
    Ma… sara’ davvero cosi’?
    A volte ho il sospetto che questi sentimenti nascano da una vita che si percepisce come insoddisfacente, come incompleta. Allora si va alla ricerca delle cause finendo per trovare quelle di cui sopra. Ma io non sono convinto… io credo che gran parte dei nostri malesseri non abbiano altra ragione se non quella di non saper “vivere davvero”; una causa percio’ del tutto contingente, ma, proprio per questo, per fortuna anche migliorabile…

  5. non ci sono piani divini, ma
    divini piani
    la loro inclinazione
    sembra cambiare il nostro vivere
    poi
    solo quando ci troviamo sotto una montagna
    intuiamo la sottile metafora
    alcuni preferiscono
    l’orizzontalità del mare
    poveri loro
    anche se a volerla vedere tutta
    rimane
    l’intero mondo
    un cerchiio ovaliode
    dove tutto scorre

  6. Carissimi amici,

    La nostra amica Maddy delfino sta soffrendo a causa di una grave malattia. Sarebbe bello essere tutti uniti a lei. Mi recherò in un santuario mariano a cui sono particolarmente legato per accendere una candela per lei, perché la Madre Celeste gli sia vicino. Pubblicherò questa sera una preghiera per Maddy e accenderò sul mio blog una candela per maddy. Alla Madonna porto un piccolo fiore: chi vuole può mettere anche questo nel blog. Invito tutti voi a fare un post con questa preghiera e una candela e un fiore per sabato e domenica: sarebbe bello che tutti i blog amici fossero uniti nello stesso giorno con un post uguale dedicato a Maddy; la preghiera l’ho composta io a nome di tutti gli amici del blog. Ringrazio di cuore Gabriella e Laura per avermi dato l’idea.

    Vostro don Luciano

  7. fly,
    fossi in te
    lascerei intatto il titolo originale
    spontaneo è più vero
    che poi non c’è neppure gran differenza
    tra affettare e distaccare
    come la prua che divide le acque
    inutilmente
    perchè l’acqua è così elastica!
    ama la fusione
    non la separazione
    come lo scienziato pazzo
    che distingue tra questo e quello
    il vero scienziato unisce
    crea sintesi con l’intuizione
    cerca il contatto con quella parte nascosta
    che ogni tanto riesce a filtrare attraverso le parole
    per fortuna il controllore, il carceriere
    è solo logico
    come un computer
    e non riesce a vedere
    il significato tra le righe
    che altrimenti questi blog
    a cosa servirebbero?
    basterebbe un diario
    da tenere nel cassetto
    che nessuno può leggere
    così vedersi è più difficile
    se non impossibile
    senza uno specchio…
    il carceriere fa il suo lavoro
    quando intravvede il ‘pericolo’
    chiude il passaggio
    e ti fa cambiare le parole
    che però sono già lì
    nascoste…
    ci fa vivere in uno stato di costante ansia
    agganciati al tempo
    perdiamo il contatto con il presente
    vivendo solo al passato e al futuro
    a volte mi capita di ricordare
    momenti che ho vissuto in tensione
    per un istante percepisco
    che accanto a quel dolore, contemporaneo
    c’era anche un grande benessere
    che ho stoltamente ignorato
    è come un profumo
    un aroma che ci circonda
    sempre

  8. Mia cara…
    Questa è poesia pura. Di quella che traduce in modo immediato l’Ispirazione senza preoccuparsi di risolvere l’enigma fra il cuore è la testa. Perché la poesia non deve risolvere nulla.. deve solo permettere all’anima di specchiarsi.

    Sento queste parole molto molto vicine… a me. Don’t know… why… or may be yes.

    Felice sia un anno che ci leggiamo…

    Embraces
    Daniel

  9. XNomind, ti ringrazio… per lo spunto ulteriore che non avevo intravisto, le parole affetto e distacco in realtà intimamente connesse…

    E’ anche vero che c’è un’aroma che ci accompagna sempre… anche se stoltamente spesso non lo percepiamo

  10. mi chiedevo cosa fosse l’agorafobia
    messa lì in tale contrasto
    come un faro in mezzo alle acque
    che non ha altro scopo
    se non quello di essere visto
    oggi mi sentivo confuso
    ero stanco di essere chiuso in una scatola
    fuori mi aspettava il sole
    l’aria
    “non ne posso più di stare in questa stanza”
    e sono uscito
    claustrofobia-agorafobia
    il distacco…
    forse è paura di volare
    in uno spazio vuoto di senso
    perchè non fa parte della tua esperienza
    e non possiamo immaginare
    quello che non conosciamo già

  11. XNomind, credo proprio tu abbia colto anche qui il colto il senso dell’agorafobia… proprio pari, pari al mio sentire… Sono contenta che il mio messaggio sia stato comunicato pienamente… e di più…
    agorafobia… è proprio lo smarrimento… del volo… quella vertigine… quel vuoto… che ti serra il fiato non appena… ti accorgi di non sentire più la terra sotto i piedi… ti sei staccato dal certo per affrontare l’incerto… navigando senza bussola… solo fidandoti delle tue ali…. e del tuo volo…
    Grazie ancora…

  12. Ma quanti post mi sono persa in questi giorni… ne leggerò uno per sera, così me li gusterò meglio.
    La poesia è bellissima, come sempre, ma c’è un verso che mi ha colpita più di altri: “imbavaglio il cuore nel verbo d’acqua che allaga silenzi” Chi lo sa, forse mi ha colpita perché anch’io troppo spesso mi trovo costretta ad imbavagliare il mio cuore che invece vorrebbe urlare…

    Un saluto e un abbraccio, carissima… a domani per il prossimo 🙂
    Laura

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