Stonehenge: l’ultima “danza dei Giganti”

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Mi sono innamorata delle nuvole che passano veloci e della lentezza delle stagioni.

Ho capito che il tempo non è importante … il tempo non esiste davvero…  è solo sospeso tra i fischi del vento … come nel sospiro sommesso di un cantilenante Kaddish recitato con le labbra schiuse su altre labbra nel coro sacro di un Dio muto.

Avrei voluto essere quasi immobile ad attendere che fossi chiamata dal luogo stesso, come da una vocazione cresciuta e serbata nascosta sotto le palpebre. Ma non c’era nessuna energia ad attrarmi

D’altro canto  le forze del cielo sembravano sospingermi con le loro sferzate gelide… quasi a suggerirmi… cosa aspetti a seguire le antiche vie del cielo?

Presagivo da molto, il momento in cui mi sarei trovata di fronte a quei misteriosi megaliti e avevo come la sensazione che fosse successo con te accanto… ma  fingevo di non crederci e non facevo nulla affinché potesse accadere…

Non sapevo ancora come senza nessuna premeditazione mi trovavo proprio con te… incredula  e con il cuore ricolmo di gratitudine  in quella misteriosa piana…

Mi scoprivo avvinta da una luce surreale e da una suggestione mistica. La pelle del viso  che mi pungeva per il  vento freddo del nord mi assicurava… che era tutto vero! Come i tuoi occhi che mi precedevano irrequieti.

Avrei voluto rivolgermi a un’aquila per guidare il mio volo interiore per poi  planare su vibrazioni lontane che narrano la  storia del luogo  come una:

 “ danza dei giganti” L’ultima danza dei giganti come la prima…

Sconfinate sembravano le terre da qui fino all’orlo dell’oceano atlantico, una pista astrale, un cammino lungo linee di potenti  energie;

 Quasi a occhi chiusi, con passo cerimoniale mi avvicinavo: sublimi e immemori, di fronte  a me, mi apparivano le grandi pietre.

I miei occhi rimanevano appesi ad accartocciate fantasie di antichi manoscritti mai ritrovati.

Davanti alla maestosità delle stele percepivo la sensazione di un passato perduto nel subcosciente di giochi astrali.

 

Ma nella magia del momento, nel luogo più intimo della mia essenza, i menir  cominciavano vorticosamente a girare dinanzi a me, animati da un girotondo primordiale: la terra s’arrestava e le pietre ruotavano.

In questo capovolgimento di prospettive per non perdermi seguivo passo, passo le mie e tue orme che come erpici rotanti rivoltavano le zolle e ora se ne sentiva solo il profumo come di una vertigine profonda.

Vedevo  un cratere di mani, collettore di  forze creative ed eliminavo dalla mia mente l’impuro pensiero di un solo cerchio di pietre.

Ed ecco che l’albero dei nomi sussurrava la vita a ogni singola stele e il cerchio a forma di corona ridonava il trono all’anima dei titani, che da pietre si trasformavano in figure umane animate da uno scultore occulto.

Come compagni di viaggio esse si davano la mano, sostenevano il credo di anime eterne, gemme incastonate in anelli di pietra.

Un girotondo di umani pietrificati, fronte alla fronte nel cerchio divino,  ma l’anima è viva e attraverso gli scorci di prato e di luce, io scorgevo carezze di sguardi e spiriti di vissuti lontani. Nel cerchio delle danze, le divinità abitate intonavano il coro d’universali  armonie..

La bellezza si mostra proprio ora  a chi la sa vedere:

 

Orde di popoli consacravano il luogo affidando le diverse fedi all’unico cielo.

 

Nella visione d’insieme i particolari irreali cercavano il vero e nei profili di pietra che affettavano il freddo del cielo, percepivo dettagli infiniti, che m’insegnavano a capire la piccolezza umana.

In quell’ istante avevo solo occhi di luce che vedevano forme: fluttuavano nell’aria visi di pietra diventati ora sguardi su volti sottili, figure fragili dalla pelle così nuda, floridi seni e glutei nel loro casto mostrarsi. Non erano solo corpi ignudi, quelli che mi apparivano ma segni e simboli di silenzio e di pensiero, di musica e di parole, di gioia e di tristezza, di vita e di morte…C’era  un non so che nell’aria o nella luce, che tesseva davanti a loro veli come raggi di sole e per poi scomparire in perverse visioni di mali e torture, guerre e conquiste, antichi schiavismi ed infinite rinascite. Non erano mille voci e nemmeno una sola ma un unico alito di respiro.

E’ l’umanità di ieri, di oggi e di domani che vive false e nascoste danze nell’unico anelito del vero negato, ma queste pietre sono reali! Solcate da cretti e tagli, impronte e tracce… ma non fermiamoci all’apparenza… al di là c’è ancora l’uomo?!

E nella mia ricerca  d’umanità, in mezzo alla folla di visi, incontro spiriti di pensieri che cercano “Te”

La fertile vita s’insinua festosa, ciuffi di verde e schiamazzi bambini, tra le figure animate, ora solo due restano vive… siamo solo tu ed io

Siamo un uomo e una donna, dicotomia maligna di un mondo senza né pace né unità e un serpente si insinua  tra le stele.

 Esse mostrano due facce, ma una sola può  riflettere il giorno e solo l’altra può ingoiare l’oscurità della notte… come due pianeti che non possono incrociare la loro orbita perché estranei allo stesso cielo.

Così il bene e il male ignari di appartenersi nella soluzione finale dei giorni, invocano come ossessi impossibili e inappaganti amplessi.

Sul piano astrale ti ho posseduto con avida cupidigia umana, come se avessi potuto dominare i campi rossi della lussuria del cuore. Se sei un demone, accoglimi ora nel tuo cerchio di pietra e narrami la tua verità.

Prigioniera d’amore, la mia carne assetata è riarsa da troppa solitudine consumata sull’orlo degli inferi.

Io voglio ascoltare la tua voce, che grida un canto di squarciate penombre, ma mi allontani, correndo incontro all’arida sponda della notte.  Ubbidisci all’esilio dell’anima antica di cui narri alla mia memoria soavi salmodie d’oceani e di marinai senza terra… Lasciamo le azioni plateali a coloro che ancora non hanno partorito se stessi, consumiamo il nostro orgoglio in questo vano gioco, prima di capire che non è un gioco di un dio nell’alto dei cieli… nessuno può applicare il sigillo d’amore ad un anima che non ne abbia disegnato il proprio contorno…

 

Nei miei occhi chiusi, un prato di campanule bianche freme come cuori nei petti..

Senza pregiudizi, senza regole, senza trappole, né vite… spogliata dall’evidenza d’infiniti io… come di vesti ormai strette e lacere… mi sento nuda ai raggi del sole…

Un po’ come i ciechi,  ascolto la vibrazione della tua anima e ti vedo nelle pieghe di un viso che non posso ricordare, nei gesti che posso solo immaginarmi di sentirmi addosso e nella voce a cui non è rimasto  che un sospiro che soffia nell’eco.

Templare dei tuoi mitigati gesti, una lama di ghiaccio ci sfiora, siamo come naufraghi di un viaggio mai compiuto.

 

Non esiste frontiera reale tra me  e  te.   Solo nella capacità di cogliere l’irreale  io posso toccare  il tuo confine.

E’ l’ impermanenza che sempre vive  in ogni storia umana e raccoglie  in sé la sua narrazione.

Ora, celebro queste pietre come danza di uomini che scelgono nella continuità della storia la stoffa per confezionarne i loro costumi.  Mi inchino davanti alla descrizione di questa realtà scolpita di cui tutti siamo le voci  e ci avvicendiamo nel dirla.

 

Quali sono, ora,  le strade della terra tra i solstizi avvelenati tra acqua e terre violentate da menzogne per il potere della conoscenza umana.

Solo il serpente conosce le eclissi del sole e della luna sulla terra, nel finale abbandono dei sensi d’uomo.

Come gli antichi druidi serbavano il culto del drago affinché blasfemo proferisse le profezie per restituire alla coppia umana la sua perduta unità e divinità..

Cerco nella figura androgina della pietra, che in eterno imprigiona lo spirito della luce e delle tenebre e le sue stesse regole, il tuo volto senza nome.

 

Ed io sono qui davanti a Te… nel mondo che non cambia mai!

Dove non più fosse guerra  di pensieri, d’occhi e mani

Raccolgo il tuo raro e prezioso sorriso.

Al risveglio, primitiva sei tu, venere del mattino!

Nude similitudini svelano mondi ormai gemelli…

 

Un morso di freddo mi richiamava alla radura, noi tre, quasi emblemi di pietra anchilosata, col viso chino, riprendevamo il cammino, senza parlare, se non con gli occhi… avevamo ricevuto tanto…che le nostre mani non potevano incrociarsi, il dono era uno solo… eppure ciascuno era solo…

 

Dobbiamo ancora capire che la nostra coscienza è l’unico nostro corpo,  il vero segreto celato è saperla presente in tutti gli universi, intimamente e permanentemente, anche in quelli ancora non manifesti nella forma…

Allora tutto sarà di nuovo UNO…

Che la via del ritorno a casa non è andata perduta!

 

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Stonehenge: l’ultima “danza dei Giganti”ultima modifica: 2011-02-15T23:42:00+01:00da darumafly
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17 pensieri su “Stonehenge: l’ultima “danza dei Giganti”

  1. E’ meraviglioso questo tuo percorso espresso nelle tue parole ma che si sente vivo dentro di te ed esprime una sospensione di pace e un passaggio verso nuova comprensione
    Si riceve tanto quando ci si lascia trasportare oltre tutto cio’ che appare insostituibile alla mente umana, ma non lo e’
    Ci si ritrova a casa avvolti da un prezioso sorriso che nutre l’anima e colma la vita nel vero senso dell’Essere
    Seguire il cuore e’ seguire la via per il ritorno a casa

    p.s.ogni volta che vedo un posto nuovo, nasce in me una grandissima meraviglia, nuove emozioni si scatenano e mi riempiono di gioia da portare a casa al mio ritorno
    Oggi leggendo il tuo post mi e’ sembrato che tu mi abbia portata con te dentro questa lettura facendomi sentire la tua emozione ……trasmettendomela
    un abbraccio e un grande sorriso..

  2. Sono immagini pure e straordinarie le tue. Ispirazione dalla terra all’anima senza deviazione alcuna. Sono stordito e sorpreso. Ma anche infinitamente grato per quello che ho letto. Difficilmente si riesce ad avvicinare la profondità mistica con quella emotiva come hai fatto tu in questo pezzo… credo davvero sia questa la magia. Ti abbraccio forte. D

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